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Altino (città antica)
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mwdgAltino (mwdwAltinum in mwealatino) era un'antica città localizzata nell'attuale comune di mweqQuarto d'Altino, in mwegprovincia di Venezia.
Antichissimo insediamento mwfapaleoveneto, dopo la conquista mwfqromana si evolse in un importante scalo commerciale, grazie alla posizione sulla mwfgLaguna Veneta e al passaggio di alcune importanti arterie stradali.
Di Altino resta oggi un'interessante area archeologica con un museo annesso. L'mwgaodierna Altino, mwgqfrazione di Quarto d'Altino, è invece un minuscolo centro rurale, sorto in tempi recenti.
Contents
• Storia
• Note
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Origini del nome
Il toponimo (mwhqin greco ᾿Αλτῖνονmwhg?, mwhwin latino mwiaAltinum; mwiqAltinates è l'mwigetnico) è attestato diffusamente sia nelle epigrafi che nella letteratura. Potrebbe derivare da un termine della mwiwlingua venetica, tradotto in latino con mwjaaltus, da confrontare, forse, con l'mwjqirlandese mwjgalt "altezza", "costa"cite-ref-pellegrini-1-0[1].
Storia
Le origini
Come testimoniano i reperti, il territorio di Altino era frequentato sin dall'mwoqVIII-mwogV millennio a.C.; tuttavia bisognerà attendere l'mwowEtà del bronzo (mwpaXV-mwpqXIII secolo a.C.) per arrivare a una presenza umana stabile.
Un vero e proprio centro abitato fu fondato dai mwpwPaleoveneti all'inizio del mwqaI millennio a.C. Dalla fine del mwqqVI secolo a.C. Altino rappresentava ormai un porto di notevole importanza, tappa obbligata per i traffici mercantili che collegavano gli mwqgempori di mwqwSpina e mwraAdria alle aree settentrionali.
Di questo periodo non si conosce ancora molto. Probabilmente, Altino non aveva una fisionomia urbana unitaria e comprendeva più nuclei, costituiti da capanne poggianti su dossi; come era consueto nelle città paleovenete, le mwrgnecropoli si sviluppavano attorno all'abitato, quasi a circondarlocite-ref-museo1-4-0[4].
L'annessione romana e l'età imperiale
Nel mwugII secolo a.C., Altino seguì le sorti di tutta la mwuwmwvaVenetia e fu pacificamente assoggettata a mwvqRoma. Il processo di mwvgromanizzazione iniziò nel mwvw131 a.C. con la costruzione della mwwavia Annia: da questo momento il centro cominciò ad acquisire l'ideologia urbana dei conquistatori e, a partire dall'mwwq89 a.C., subì un primo processo di urbanizzazione, conclusosi nel 49-42 a.C., quando ad Altino fu concesso il mwwgdiritto romano (venne iscritta alla mwwwtribù mwxaScaptia) e fu creata mwxgmunicipio.
La costruzione di altre strade, come la mwyaClaudia Augusta e le vie che la collegavano direttamente a mwyqTreviso e a mwygOderzo, contribuì a trasformarla in un importante centro commerciale, nodo cruciale per le rotte tra il mwywMediterraneo e il Settentrione. Questa evoluzione poté dirsi conclusa sul finire del mwzaI secolo d.C.cite-ref-museo1-4-1[4]cite-ref-attila-5-0[5]
Questo periodo di floridezza è confermato, oltre che dai reperti archeologici, da testimonianze scritte dell'epoca, seppur non molto numerose. Al mwbgmuseo provinciale di Torcello è conservata un mwbwarchitrave su cui si legge che mwcaTiberio aveva donato alla città templi, portici e giardini. Gli mwcqEpigrammi di mwcgMarziale, la mwcwmwdaNaturalis Historia di mwdqPlinio il Vecchio e il mwdgDe re rustica di mwdwColumella accennano a una florida economia, basata sulla produzione di lana, sulla coltivazione di mweacanestrelli e sull'allevamento di vacche da latte. Ancora Marziale ricorda le splendide ville della città, affacciate al suo rinomato litoralecite-ref-attila-5-1[5].
Più precisi sono i riferimenti alle importanti opere idrauliche, paragonate da mwfgVitruvio e da mwfwStrabone a quelle di mwgaRavenna e mwgqAquileia. La città, infatti, pur essendo sorta in una zona paludosa, poteva contare su un efficiente sistema di fiumi e canali, che garantivano il ricambio delle acque. Lo stesso centro abitato si innalzava su una rete di canali, superati da ponti e traghetti, in modo del tutto simile alla futura mwggVeneziacite-ref-attila-5-2[5].
Nei pressi di Altino, nel gennaio mwia169, morì l'imperatore mwiqLucio Vero, che stava rientrando in Italia insieme col fratello mwigMarco Aurelio da una spedizione contro i barbari, nel corso delle mwiwguerre marcomanniche.
Così come tutte le altre città della mwjqVenetia, anche Altino cominciò a decadere dal mwjgII secolo d.C., come si riscontra nella diminuzione dei reperti archeologici dell'epoca. Per un periodo, tuttavia, il centro mantenne un ruolo di primo piano: la mwjwmwkaTabula Peutingeriana della metà del mwkqIV secolo lo rappresenta ancora come una città murata con due torri, quindi della stessa importanza di città-porto come Ostia, Pisa, Luni. Si aggiunge un passo di mwkgServio Mario Onorato, che riferisce come ad Altino la caccia, l'uccellagione e persino l'agricoltura si svolgessero in barca: il sistema di canalizzazione, dunque, era ancora in buono statocite-ref-attila-5-3[5].
Altino cristiana
Nello stesso periodo, a conferma della sua importanza, la città fu elevata a mwmqsede vescovile. Dalla fine del mwmgIV secolo abbiamo accenni più precisi grazie all'epistolario tra mwmwGerolamo ed mwnaEliodoro, primo vescovo della città. Dalle lettere si ricava che la presenza cristiana ad Altino era ormai ben radicata, con la presenza di una cattedrale, chiese succursali e piccole cappelle per il culto dei martiri; si ha pure una breve descrizione del duomo, intitolato probabilmente a Santa Maria, caratterizzato da un ingresso maggiore, porte minori ombreggiate da tendaggi, un solo altare, una mwnqsagrestia, pavimenti lucidi e pareti prive di incrostazioni. Manca tuttavia un riscontro archeologico, se si eccettua qualche oggetto decorato con crocicite-ref-attila-5-4[5].
La decadenza
Alla vigilia della distruzione di mwpaAttila, Altino, sebbene ormai ristretta entro i confini dell'epoca augustea, manteneva una propria fisionomia urbana. Lo stesso mwpqPaolo Diacono nella sua mwpgHistoria Romana la cita accanto ad mwpwAquileia, mwqaConcordia e mwqqPadova, ponendola implicitamente sullo stesso livellocite-ref-attila-5-5[5].
Gli storici attuali hanno messo in forte dubbio il mwrwmwsatopos tramandato dalle cronache secondo le quali la fondazione di Venezia fu in relazione con il saccheggio della città da parte degli mwsqUnni, avvenuto nel 452. L'abitato, infatti, superò la devastazione e continuò a sussistere per diversi secoli. Furono altre invasioni a determinarne la scomparsa (mwsgLongobardi, mwswUngari), ma soprattutto le mutate condizioni climatiche e ambientali legate all'innalzamento del livello del mare e all'abbandono del sistema di regolazione idraulicacite-ref-attila-5-6[5].
In questo periodo si osserva anche il trasferimento delle principali istituzioni ecclesiastiche, in particolare la diocesi (spostata a mwuqTorcello) e il monastero di Santo Stefano (rifondato nell'isola di mwugSan Servolo).
Per tutto il mwvamedioevo Altino continuò a essere frequentata, anche se ormai si presentava come un modestissimo borgo rurale circondato dalle paludi. Sono pochissimi i documenti relativi alla zona, riferiti perlopiù alle varie istituzioni ecclesiastiche (mwvqmonastero dei Santi Felice e Fortunato, mwvgmonastero di San Giorgio Maggiore, mwvwvescovo di Torcello) o alle famiglie (mwwaCarbonara, mwwqCollalto, mwwgMarcello, mwwwQuerini) che avevano possedimenti nella zona. Uno scritto del mwxa1095 attesta l'esistenza di un mwxqAltino Maiore e di un mwxgAltino Pitulo, segno che forse il centro si era sdoppiato in due nuclei; dallo stesso si ricava che le chiese di Santa Maria (l'antica cattedrale), San Martino e Sant'Apollinare sussistevano ancoracite-ref-6[6].
Bisognerà aspettare il mwzaXV secolo per apprezzare un popolamento stabile presso l'attuale mwzqQuarto d'Altino, mentre la bonifica e la colonizzazione degli immediati dintorni di Altino avverranno solo a partire dall'mwzgOttocento.
Agro altinate
Il territorio dipendente dal municipio di Altino (il cosiddetto "agro altinate") si estendeva sulla regione compresa fra i fiumi Musoncite-ref-7[7] (che la divideva da mw1qPadova) e mw1gSile (che la divideva da mw1wAsolo e mw2aTreviso). La città, in pratica, si trovava in posizione marginale, collocandosi all'estremità sudorientale del territoriocite-ref-ville-8-0[8].
Molto discussa l'organizzazione della mw3gcenturiazione, realizzata probabilmente nel mw3w49 a.C. Secondo Bradford, le mw4qcenturie misuravano 15×40 mw4gmw4wactus, mentre mw5aFraccaro e Lacchini propendono per 30×40 mw5gmw5wactus. Le strade erano orientate grossomodo in direzione ovest-est (mw6adecumani) e sud-nord (mw6qcardini)cite-ref-ville-8-1[8]. Questo sistema si è mantenuto sino ai giorni attuali, sicché l'odierna orientazione di alcuni assi viari e fossati coincide con quella anticacite-ref-9[9]. I cardini paiono meglio conservati rispetto ai decumani, probabilmente perché i secondi furono maggiormente soggetti alle mutazioni idrologiche del territorio, essendo trasversali alla maggior parte dei corsi d'acquacite-ref-ville-8-2[8]. Anche la zona più occidentale del graticolato sembra meglio visibile, in quanto, con la caduta della città, i traffici si spostarono in quest'area, in prossimità della mw9gvia Aurelia.
Gli scavi archeologici
I primi reperti archeologici furono rinvenuti alla fine del XIX secolo, grazie al progressivo prosciugamento della zona paludosa. Nel 1960 venne fondato il mwaqaMuseo archeologico nazionale di Altino (MANA), il che comportò l'aumento delle campagne di scavo e dei relativi ritrovamenti. Nell'estate 2015 è stata inaugurata la nuova sede del MANA.
Sono tuttora in corso nuovi scavi basati anche sulla tecnica della fotografia aerea, grazie alla quale è emerso che la città era posta su un'altura a 2-3 metri dal livello del mare e che era attraversata da un canale navigabile. Inoltre, è stato possibile identificare parte del circuito delle mura difensive, un cancello, alcune case private, parte di una zona portuale e tratti delle strade pubbliche che conducevano alla cittàcite-ref-10[10].
Nel 2008 un équipe di geomorfologi dell'mwaqcUniversità di Padova ha condotto una ricerca scientifica (pubblicata sulla rivista mwaqgmwaqkScience nel luglio 2009cite-ref-11[11]) rielaborando alcune rilevazioni fotografiche aeree e satellitari all'infrarosso, scattate nell'estate del 2007 durante un periodo di prolungata siccità. La diversa concentrazione della mwaq4clorofilla nelle colture agricole ha permesso di ricostruire con notevole dettaglio l'intera pianta cittadina rivelando la presenza di quartieri e edifici di cui si ignorava l'esistenza, tra i quali spiccano un teatro e un mwaq8anfiteatro con un diametro totale di circa 150×110mwara m (corrispondenti a 500×370 mwarepiedi romani), dimensioni che lo avvicinano all'mwariArena di Veronacite-ref-12[12].
Al giorno d'oggi, del centro antico restano solo scavi in aperta campagna.
Note
cite-note-pellegrini-11. ↑ mwar4mwar8Giovan Battista Pellegrini, mwasamwaseDai Veneti ai Venetici, in mwasiStoria di Venezia, Vol. 1 - Origini, Età ducale, Treccani, 1992.
cite-note-latribuna-22. ↑ mwascAlessandra Artale, mwasgmwaskAltino, divinità della laguna, in mwasomwassLa Tribuna di Treviso, 7 dicembre 2006. mwaswURL consultato il 21 agosto 2017.
cite-note-33. ↑ mwataMargherita Tirelli, mwatemwatiAltino (mwatmmwatqPDF), su mwatuArcheoadria. mwatyURL consultato il 21 agosto 2017 mwatc(archiviato dall'mwatgurl originale il 21 agosto 2017).
cite-note-museo1-44. ↑ mwat4mwat8mwauaMuseo nazionale archeologico di Altino - La Città mwaue(archiviato dall'mwauiurl originale il 22 marzo 2012).
cite-note-attila-55. ↑ mwaviMargherita Tirelli, mwavmAltino, in mwavqAttila e gli Unni, Roma, "L'Erma" di Bretschneider, 1995, pp.mwavu 50-52.
cite-note-66. ↑ mwavkLuigi Lanfranchi, Gian Giacomo Zille, mwavoIl territorio del Ducato Veneziano dall'VIII al XII secolo, in mwavsStoria di Venezia, Vol. 2, Venezia, International Centre of Arts and Costume, 1958, pp.mwavw 21-22.
cite-note-77. ↑ Il corso del fiume è stato modificato nel mwaweXVII secolo dalla mwawiSerenissima: il vecchio alveo corrisponde agli attuali mwawmMuson Vecchio e mwawqrio Cimetto.
cite-note-ville-88. ↑ mwawwMarina De Franceschini, mwaw0Le ville romane della X Regio, Roma, "L'Erma" di Bretschneider, 1998, p.mwaw4 289.
cite-note-99. ↑ Si ritiene che il decumano massimo corrispondesse alle attuali vie Cortellazzo, Vanzo (comune di Mogliano Veneto), Moglianese-mwaxiCappella, Moglianese, Ronchi (comune di mwaxmScorzè), Santa Margherita (comune di Noale), Fossalta (comune di mwaxqTrebaseleghe); il cardo massimo, invece, andrebbe identificato nella strada Spagnolo a mwaxuMoniego di mwaxyNoale. L'mwaxcumbelicus agri, di conseguenza, si trovava tra mwaxgScorzè e mwaxkCappelletta (cfr. mwaxomwaxsmwaxwCenni Storici della Bonifica - Consorzio di bonifica Acque Risorgive mwax0(archiviato dall'mwax4url originale il 18 novembre 2012).).
cite-note-1010. ↑ mwayiAndreas M.Steiner, mwaymmwayqArcheo. Attualità del passato, agosto 2009.
cite-note-1212. ↑ mwazcmwazgmwazkInformazioni dal sito dell'Università di Padova mwazo(archiviato dall'mwazsurl originale il 4 novembre 2008).
Bibliografia
• mwaz8Margherita Tirelli (a cura di), Altino antica: dai veneti a Venezia, Marsilio, 2011, ISBN 978-88-317-0833-3.
Voci correlate
Altri progetti
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• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Altino
Collegamenti esterni
• Sito ufficiale, su polomusealeveneto.beniculturali.it.
• citereftreccani-itAltino, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaB. Ta. e R. Ce., ALTINO, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929.
• citerefsapere-itAltino (storia romana), su sapere.it, De Agostini.
• citerefenciclopedia-dell-arte-anticaG. Brusin, ALTINO, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1958.
• Mappa dell'antica Altinum, su bbs.keyhole.com. (file per Google Earth)
• Altino romana, su fondazionepremioaltino.it.